Ansia prigione dell’anima

di Chiara Scognamiglio

Il disagio psicologico è sempre un fenomeno complesso, che riguarda l’intrecciarsi di fattori biologici, sociali, psicologici. È quindi importante, per quanto complesso, fare una distinzione tra ciò che è normale e ciò che è patologico e differenziare, dunque, ciò che appartiene al bagaglio genetico, di apprendimento e contestuale della persona e ciò che è invece disfunzionale. Per arrivare ad ipotizzare un intervento è possibile partire dall’esplorazione del “contesto” proprio come punto di partenza nell’osservare la storia della persona per evitare  il linguaggio riduzionistico dei “sintomi”.

catene_spezzateQuesto permette di collocare la persona stessa con i suoi comportamenti (disfunzionali o meno) all’interno dei sistemi sociali di cui fa parte, contestualizzando il problema a livello personale, familiare e socio-culturale e mettendo in rilievo le risorse e i limiti personali e ambientali. In virtù di questo è importante fare un’accurata diagnosi per capire quanto i tratti di personalità  di un individuo, siano parte costituente della sua personalità in modo funzionale o siano parte delle sue aree disfunzionali esplicitate attraverso i sintomi. I disturbi d’ansia non consistono soltanto in uno stato d’ansia eccessivo: l’ansia è una sensazione normale; livelli moderati d’ansia sono spesso utili per migliorare le prestazioni, e livelli piuttosto elevati di ansia possono essere vissuti come normali quando sono coerenti con ciò che esige una data situazione. Le persone con disturbi d’ansia di solito non si lamentano semplicemente di essere troppo spesso eccessivamente ansiose, ma chiedono aiuto riferendo paure specifiche e ricorrenti che riconoscono come irrazionali e in un certo senso intrusive. Sono i sintomi specifici e la paura di questi sintomi a creare disabilità, sebbene l’ansia che ne deriva sia il sintomo utilizzato per definire questo gruppo di disturbi. Non sorprende, pertanto, che i farmaci ansiolitici, come le benzodiazepine, non siano risultati il trattamento ideale, perché, sebbene riducano l’ansia e migliorino la padronanza di sé, sono poco efficaci nel ridurre le paure di fondo specifiche di ciascun disturbo (Andrews et al. 2003). 
L’esperienza dell’ansia intensa o cronica è soprattutto un confronto con il dolore. L’ansia, secondo quasi tutti i teorici, consiste in un’anticipazione estremamente dolorosa e allarmante di un futuro dolore (Barlow 1988 in Wolfe 2007). Le persone che soffrono d’ansia frequentemente riferiscono che quando si concedono di sperimentare quelle situazioni che temevano avrebbero loro causato dolori catastrofici, trovano che l’ansia anticipatoria era stata più dolorosa.
Entrando nel vivo del nostro argomento, i disturbi di panico senza agorafobia sono attacchi di panico, inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazioni che ne possano insorgere di nuovi. In seguito, essi possono essere associati ad alcune situazioni che aumenteranno le possibilità di manifestazioni di panico.
L’ ansia è un'emozione e una sensazione di costante aspettativa di minaccia e di paura immotivata.
I disturbi da attacchi di panico sono caratterizzati da ripetuti attacchi di panico, imprevedibili, inaspettati e non provocati né da una malattia medica né da una sostanza.
L' ansia anticipatoria, una caratteristica del disturbo da attacchi di panico, è la paura del ripresentarsi di un nuovo attacco. Questa preoccupazione cresce e pervade l'intera esistenza della persona che vive in un continuo stato di apprensione e di "paura di avere paura”.
La formulazione di un piano di trattamento integrato, prevede di rassicurare e dare sollievo allo stress sintomatico permettendo di tornare gradualmenteisolato ad una vita normale e adeguata per i bisogni dell’individuo; di restaurare e cambiare i comportamenti disadattivi e le modalità relazionali con “l’altro”; di ristrutturare complessivamente e radicalmente la personalità con la possibilità di una maggiore integrazione delle parti cognitive ed emotive.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario  lavorare su più livelli parallelamente: quello dei sintomi, quello cognitivo delle convinzioni irrazionali su di sé e sugli altri esplorando nuovi modi di vedere e vivere la realtà e quello emotivo  dei significati personali e anche della conoscenza delle proprie emozioni e di un modo personale di esprimerle, quello della relazione per aiutare la persona in questione ad sperimentare un copione diverso  in cui poter anche ricevere delle risposte diverse dall’esterno.
Gli elementi fondamentali di questo modello  terapeutico sono rappresentati dalla relazione, attraverso cui il cliente sperimenta una modalità nuova, emotivo correttiva tale che lo può aiutare, attraverso diverse fasi e momenti a sperimentarsi ed esprimersi di più; l’alleanza terapeutica, facilitata da  tratti di personalità simili che permettono da subito di entrare in sintonia; la narrazione della propria storia attraverso cui il cliente  parlato di sé, e allo stesso tempo  parla a se stesso di sé, si racconta operando una riattribuzione di significato attraverso processi cognitivi, affettivi e simbolici. Il raccontarsi in maniera diversa nel corso della terapia, permette al cliente anche di iniziare a viversi diversamente e quindi gradualmente essere diverso. Anche attraverso la rivisitazione degli aspetti storici e narrativi del Sé,  il cliente vive delle esperienze emotive correttive che portano lentamente alla costruzione di un Sé più solido.
Attraverso la sperimentazione di questo modello, abbiamo visto anche come il cambiamento terapeutico sia una realtà possibile; gli individui riprendono gradualmente in mano le fila della propria vita, iniziando a conoscersi, a capire i propri meccanismi, la propria storia e significati in un primo momento, e successivamente i propri bisogni e desideri possono spingere a fare delle scelte personali e meno condizionate dall’approvazione degli altri significativi, affermandosi e iniziando ad autodeterminarsi.