di Raffaella Betrò
Ho discusso una tesi di laurea in cui ho unito Pedagogia e Counseling.
L’idea è nata grazie alla lettura di un dialogo platonico, Θεαιτήτος, il Teeteto, in cui la figura del pedagogo viene vista assai simile a quella della levatrice. Nella prima parte del dialogo tra tanti temi interessanti e sempre attuali c’è quello dell’Arte della Maieutica, Socrate infatti afferma:
“Quelli che stanno con me, dapprima sembrano del tutto ignoranti … Da me nulla mai impararono, ma essi, da se stessi, molte belle cose trovarono e partorirono; ma del parto il dio e io fummo causa … E ne attribuivano il merito a se stessi.” E ancora: “Questo può la mia arte. Quanti grandi e meravigliosi uomini sono!”.
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Imparare, secondo il filosofo, corrisponderebbe così ad un "ricordare" dalla  nostra passata esistenza e tale conoscenza deve essere "condotta fuori" da noi attraverso la maieutica, letteralmente “arte del far partorire”, e- ducere, condurre fuori.
Rollo May, uno dei padri fondatori del counseling insieme a Carl Rogers, ha affermato che il Counselor  ha il compito di favorire lo sviluppo delle potenzialità del cliente, aiutandolo ad esprimersi pienamente e liberamente nel mondo.
Proprio qui ho individuato un punto d’incontro tra la Pedagogia ed il Counseling: un far uscire dall’interno, un partorire, un tirar fuori.
Attualmente la Pedagogia ha varie articolazioni e, fra queste, per questo elaborato, ho scelto la Pedagogia Clinica che considera la persona nella sua totalità, mediante un approccio olistico, dal greco olos, intero, completezza, globalità.
Essa si caratterizza per il suo riferimento ad una realtà presente, concreta, unisce l’educazione ai processi evolutivi, è centrata sulla persona attraverso la relazione, in cui si fonda l’intervento educativo.
Il Clinico crea un dialogo reale, una relazione estremamente vera nella sua umanità in cui egli si pone come ciò che è. ta_matete-3“Si educa attraverso ciò che si dice, di più attraverso ciò che si fa, ancora di più attraverso ciò che si è”. Ignazio di Antiochia
Egli entra nella relazione con tutto se stesso con le proprie conoscenze e le proprie modalità comunicative, lascia il proprio punto di vista per guardare la situazione dal punto di vista dell’altro, della persona cui si rivolge.
Per quanto riguarda il Counseling, invece, è  una relazione di aiuto innanzitutto, è una relazione che si ha quando una persona che riveste il ruolo di Counselor offre tempo, attenzione, ascolto e rispetto ad un’ altra persona o ad un gruppo di persone nel ruolo di cliente/i cui fornendo la possibilità di ottenere un maggiore benessere. Il Counseling è calore, riservatezza, tempo per sé stessi, è avere un proprio spazio.
Il Counselor, infatti, mostra un profondo rispetto per il cliente, lo fa sentire al sicuro senza giudicarlo, non può consigliare, non può comportarsi da amico né da genitore. Il Counseling è uno strumento utile alla crescita personale e alla cosiddetta Cura del Sé.
M. Heidegger ritiene il prendersi cura un qualcosa di strutturale all’esperienza umana e che è situata esistenzialmente - apriormente, prima di ogni situazione. 
La cura, nella sua radice di derivazione latina, esprime il concetto di  attenzione, premura, vigilanza, sollecitudine ma anche travaglio, affanno, preoccupazione, sentimenti che accompagnano sempre un coinvolgimento affettivo, l’amore per l’altro.
L’essere umano ha bisogno di essere soggetto e oggetto di pratiche di cura, l’aver cura scaturisce dallo stare in ascolto del proprio e dell’altrui desiderio di divenire pienamente ciò che si può essere dando forma alla propria originale presenza nel mondo.
La materia della nostra vita è il tempo, aver cura della vita equivale ad impastare il tempo dandogli forma.
Aver cura di sé è dare forma alla propria esistenza e per imparare tale arte occorre imparare a conoscere se stessi, perché senza sapere chi siamo non potremmo conoscere l’arte che ci renderebbe migliori. 
maratona-corpoPer cura di sé si intende quel conoscere se stessi che ci pone di fronte alle nostre risorse e ai nostri limiti.
La «cura di sé» fu accettata da Epicuro e dai suoi seguaci. dai cinici, dagli stoici come Seneca, Gaio Musonio Rufo, Galeno. i pitagorici si interessarono molto al concetto di una vita ordinata e comunitaria. La cura di sé non costituiva una raccomandazione astratta, ma una attività ampiamente diffusa, una rete di obblighi e servigi resi alla propria anima
La cura di sé, in greco hepimeleia hautou e in latino cura sui, è poi divenuta importante anche nello spiritualismo cristiano, Fin dai tempi dell’antica legge mosaica, infatti, Dio ci indica come punto di riferimento dell’amore che dobbiamo avere verso gli altri, l’amore verso di sé.
Nel Nuovo Testamento poi leggiamo  “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,16-19).
La cura dell’altro può avvenire attraverso il racconto. Attraverso di esso, infatti, si possono comprendere i vissuti altrui, i suoi ragionamenti, le sue credenze, i suoi riferimenti culturali e le sue emozioni.
Prima si era soliti usare la metodologia del “parlare a” mentre negli ultimi anni si è passati al “parlare con”, privilegiando nell’ interazione linguistica il dialogo piuttosto che il monologo.
Don Lorenzo Milani riteneva il parlare, le parole, un vero e proprio strumento di liberazione individuale e collettiva.
Egli invitava ad usare il tempo nel miglior modo possibile, cercando di eliminare quelle che definiva “scorie”, il superfluo. Dava importanza al dialogo, al conoscere, a comprendere, a capire se stessi e gli altri, sviluppando una didattica legata al qui ed ora.
Il Counseling utilizza il linguaggio per sviluppare l’Empowerment. Esso deriva dal verbo "to empower" che in italiano si è soliti tradurre con "conferire poteri", "mettere in grado di". Nella letteratura della psicologia di comunità, l'Empowerment è addirittura considerato l'obiettivo della disciplina stessa. Infatti il punto di arrivo del processo di Empowerment è la learned hopefullness, cioè l’acquisizione della fiducia in sé, l’apprendimento della speranza, derivante dal controllo sugli eventi tramite la partecipazione e l’impegno personali (locus of control).
L'Empowerment dell’Educatore consiste nel saper "essere con" il soggetto/oggetto senza volerlo adattare inconsapevolmente al proprio modello, fornendo invece un sostegno (scaffolding) competente.
Mi è stato molto utile, per l’ultimo capitolo, il filosofo Nancy secondo cui il termine ascolto designa un luogo in cui si ascolta, uno stare conascolto l’orecchio teso, uno “stare in ascolto”, un voler sentire in modo pienamente cosciente; il verbo ascoltare indica un intreccio in cui si combina l’uso di un organo sensoriale, l’orecchio, con una tensione e un’ attenzione, ascoltare, infatti,  implica un impegno.
Essere in ascolto significa dare importanza né al rapporto con me né al rapporto con l’altro ma al rapporto in sé, è “essere allo stesso tempo fuori e dentro”.  L’Ascolto Attivo permette all’educatore di conoscere meglio chi ha davanti e di creare un clima accogliente e basato sulla fiducia, secondo alcuni studiosi, è l’unica tecnica di cui ha bisogno la relazione.
L’ Educatore che conosce strumenti del Counseling, con le sue conoscenze professionali, partecipa empaticamente allo sviluppo dell’educando, cerca tutte le risorse dell’altro e le stimola per potenziarle, accompagna l’utente senza mai sostituirsi a lui e lo ascolta, accoglie l’educando completamente.
Un Educatore che sa ascoltare fa in modo che l’educando impari, accanto all’alfabetizzazione, ad aver cura del proprio spazio vitale, delle relazioni con l’altro nonché del proprio universo interiore.
 
Raffaella Betrò mette a disposizione l'intera tesi. Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento puo scaricarla integralmente cliccando qui.
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