IL RUOLO DELLE FUNZIONI ESECUTIVE IN ETÀ EVOLUTIVA (LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE SOCIALI)
di Luana Salerno
bambinaÈ sempre più evidente che lo sviluppo normale delle funzioni esecutive riveste un ruolo chiave nello sviluppo delle competenze sociali dei bambini (Hughes, 1988; Dunn e White, 1998 in Blair et al., 2005) e nelle competenze necessarie affinché il bambino sia pronto ad assecondare le richieste scolastiche (Blair, 2002; Blair, Granger, Razza, 2005; Riggs, Blair, Greenberg, 2004 in Blair et al., 2005).

I bambini imparano presto a prestare attenzione agli stimoli presenti nell’ambiente, a richiamare l’attenzione degli adulti per soddisfare i propri bisogni, a controllare il proprio comportamento. Inizialmente questo controllo è delegato all’esterno: il consenso o il dissenso dei genitori e i cambiamenti nell’ambiente circostante diventano stimoli chiave per decidere quali comportamenti sia più opportuno emettere o inibire.

Nei primi sei anni di vita, le funzioni esecutive, anche se non sono guidate dall’intervento degli adulti, si attivano attraverso “modalità esterne”: non è insolito sentire i bambini parlare tra sé ad alta voce e dire a se stessi che una determinata cosa, per la quale hanno ricevuto in passato una punizione, “non si fa”. Questo automonitoraggio continuo permette lo sviluppo della memoria di lavoro, cioè la capacità di ricordare delle informazioni operative anche senza la presenza dello stimolo iniziale.

Dopo i 6 anni, i bambini imparano a pianificare le azioni in vista di un obiettivo, a ricordare i passi necessari a metterli in atto (memoria di lavoro), ad autoistruirsi (automonitoraggio), a cambiare strategia qualora fosse necessario (seft-shifting), operando in silenzio (internalizzazione del discorso autodiretto). Successivamente, imparano a regolare e mantenere la propria attenzione e a scomporre e ricomporre singoli comportamenti in nuove azioni che non fanno parte del proprio bagaglio di esperienze. Lo sviluppo corretto di queste funzioni consente al bambino lo sviluppo di destrezza, flessibilità e creatività cognitiva.

La letteratura neuropsicologica utilizza il temine di “funzioni esecutive” per indicare un insieme di meccanismi che si riferiscono al funzionamento di abilità di ordine elevato del sistema cognitivo, quali la capacità di anticipare, progettare, stabilire obiettivi, integrare informazioni, attuare progetti finalizzati ad uno scopo, monitorare e modificare il proprio comportamento per adeguarlo a nuove condizioni. Esse sarebbero responsabili della scelta tra i diversi possibili comportamenti o risposte che il soggetto dà agli stimoli provenienti dall’esterno, in un sistema di cooordinazione e inibizione di comportamenti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo (Vio, Mattiuzzo, Maschietto, Fini in Bisiacchi, Tressoldi, 2009). Un deficit delle funzioni esecutive non ha una diretta ricaduta su specifiche funzioni cognitive, ma piuttosto un effetto sulla regolazione e sull’uso di tutte le aree della cognizione.

Secondo il modello di sviluppo dei 4 fattori di Anderson, il controllo attentivo si osserva già a 9 mesi e matura a 12 anni; la capacità di elaborare le informazioni matura già tra i 3-5 anni, ma soprattutto tra i 7-10 anni: la flessibilità cognitiva appare a circa 4 anni, ma evolve tra i gli 8-11 anni; la definizione di obiettivo matura soprattutto tra i 7 e i 12 anni.
Dal punto di vista neuroanatomico, le aree dorsolaterali prefrontali sono associate a pianificazione, organizzazione temporale di comportamenti e ragionamento concettuale; le aree ventrolaterali e orbitali prefrontali sono associate a inibizione, controllo emotivo e iniziativa; il giro cingolato anteriore è coinvolto nell’automonitoraggio.

Ma quali sono i comportamenti che si osservano nei bambini con deficit delle funzioni esecutive?


  • Difficoltà a mantenere l’attenzione (soprattutto in compiti noiosi o frustranti)
  • Incapacità a imparare dall’esperienza
  • Grande distraibilità
  • Difficoltà ad eseguire più compiti contemporaneamente
  • Noncuranza, disorganizzazione
  • Difficoltà ad intraprendere compiti nuovi o impegnativi
  • Difficoltà nello stabilire priorità e rispettare i tempi
  • Sbadataggine
  • Difficoltà nella regolazione degli stati emotivi, impazienza, scarsa tolleranza alla frustrazione
  • Instancabilità, marcata loquacità
  • Difficoltà nel controllare le risposte automatiche
  • Scarsa consapevolezza dei sentimenti altrui e delle convenienze sociali.

La vita di un bambino con deficit delle funzioni esecutive non diagnosticato è probabilmente segnata dal fallimento scolastico e da scarsi risultati. A causa dell’insufficiente capacità di pianificazione, della carente adattabilità sociale, dello scarso interesse e motivazione, molti bambini con tale deficit vengono bocciati, altri abbandonano la scuola, le loro relazioni sociali sono seriamente compromesse a causa di un comportamento provocatorio che porta a risentimento ed incomprensione con genitori, fratelli e insegnanti, frequenti sgridate e punizioni ed un rischio più alto di delinquere o abusare di sostanze stupefacenti.